Il Caffè Meletti si conferma luogo d’incontro tra cultura, arte e bellezza. Venerdì 23 ottobre, alle ore 19, inaugura negli ambienti dello storico locale ascolano Ad personam, mostra personale di Francesca Monti, promossa dalla società Quintessenza e curata da Elisa Mori. Si tratta del secondo appuntamento culturale promosso dalla nuova governance alla guida del prestigioso caffè, che rinnova così la propria vocazione a spazio di confronto e valorizzazione delle espressioni artistiche contemporanee.
Figlia del celebre gallerista Pio Monti, protagonista indiscusso delle dinamiche dell’arte contemporanea italiana dal secondo Dopoguerra a oggi, Francesca Monti è cresciuta a stretto contatto con il mondo artistico, maturando una sensibilità alimentata da incontri, esperienze e frequentazioni d’eccezione. Un percorso personale e intellettuale che oggi trova espressione nelle sue creazioni, frutto di una passione coltivata a lungo e riemersa negli ultimi tempi con la forza di un flusso creativo inarrestabile. Le opere di Francesca Monti hanno trovato una prima suggestiva collocazione a Villa Valcampana, a Treia, dimora familiare e casa-atelier dall’elegante architettura neoclassica. Luogo del cuore per l’artista e la sua famiglia, la villa è stata negli anni teatro di incontri e appuntamenti con alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte del Novecento, ospiti di Pio Monti nel corso della sua lunga attività di gallerista. È in questo contesto che si è formata la sensibilità di Francesca, che ha condiviso con il padre l’esperienza delle gallerie, arrivando a gestirne una insieme al fratello Gino. Una formazione che si traduce oggi in una personalità eclettica, curiosa e profondamente incline alla ricerca della bellezza, capace di intrecciare riferimenti culturali diversi in un linguaggio espressivo originale. Con Ad personam, l’artista porta al Caffè Meletti un racconto intimo e personale, nel quale confluiscono interessi, suggestioni e curiosità, in un continuo dialogo con la filosofia, l’estetica, la letteratura e il cinema. Le sue opere si configurano come vere e proprie riflessioni sull’arte e sull’esperienza umana, capaci di trasformare oggetti e materiali quotidiani in strumenti di evocazione e conoscenza. Gli ambienti del caffè si animano attraverso installazioni che accostano manichini da sartoria, vestiti con abiti di scena, a oggetti simbolici impreziositi da passamanerie e nastri. Ne nasce un percorso che richiama il mondo del teatro e della rappresentazione, ma che si apre anche alla scultura neoclassica, alla letteratura e alle grandi figure femminili del Novecento. Tra le suggestioni che attraversano il lavoro di Monti emerge quella di Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione statunitense e prima donna ad attraversare in solitaria l’Atlantico, interpretata sul grande schermo da Hilary Swank nel film del 2009 diretto da Mira Nair. Una figura emblematica di libertà e determinazione, che si inserisce in un immaginario popolato da personaggi e storie capaci di lasciare un segno nella cultura contemporanea.
Le installazioni richiamano inoltre l’Africa evocata da Karen Blixen nel suo celebre racconto autobiografico, diventato poi un film con Meryl Streep, le atmosfere de Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci e le riflessioni sul caso e sulla fortuna che attraversano Match Point di Woody Allen. Riferimenti cinematografici e letterari che diventano materia viva, rielaborata dall’artista attraverso accostamenti, simboli e suggestioni visive. Nel teatro ideale costruito da Francesca Monti, i manichini sembrano prendere vita e instaurare un dialogo silenzioso con chi osserva. Gli abiti non sono semplici elementi decorativi, ma presenze narrative, prolungamenti dell’identità e strumenti attraverso i quali indagare il rapporto tra corpo, immagine e interiorità. Il visitatore è così invitato a partecipare a un gioco di richiami e risonanze, lasciandosi guidare dalla fantasia e da nuove aperture emotive.
Filosofi, pittori e scrittori accompagnano la ricerca dell’artista, che attribuisce all’abito un valore simbolico profondo: un alter ego, un’estensione del corpo capace di rivelarne le superfici e di amplificarne la visione, fino a trasformarsi in un vero e proprio megafono espressivo.
Con Ad personam, Francesca Monti propone dunque un itinerario personale nel quale memoria, cultura e immaginazione si fondono in un linguaggio che attraversa le discipline artistiche. Una mostra che invita a guardare oltre la superficie degli oggetti e a riconoscere, dietro ogni installazione, una storia, un pensiero e una possibilità di interpretazione.
L’appuntamento al Caffè Meletti si inserisce nel percorso di rinnovamento culturale dello storico locale ascolano, confermandone il ruolo di spazio aperto alla creatività e alla sperimentazione, dove l’arte diventa occasione di incontro e dialogo con la città.
