di Luca Marcolini
Non c’è solo la Sanità dei problemi e delle criticità. Ovvero quella che merita soluzioni ma, troppo spesso, finisce vittima delle strumentalizzazioni. C’è anche – e, si auspica, soprattutto – il lato migliore della Sanità: quello del fare nella direzione giusta. Quello di andare incontro al paziente e, più in generale, alla salute come valore fondante delle comunità.
Ebbene, senza prenderla tanto alla larga, il nuovo Ospedale di comunità di Ascoli – voluto e attivato in tempi record grazie alla solerzia condita dal pragmatismo del direttore generale Antonello Maraldo e della sua “squadra” (dai direttori Di Sciascio e Gigliucci a tutti gli altri) , in stretto raccordo e sinergia sul territorio col sindaco Marco Fioravanti – rappresenta un esempio calzante della buona Sanità che va oltre le dichiarazioni. Quella che si può toccare con mano.
Basta addentrarsi nella struttura dell’ex Luciani, attraversare una passerella trasparente quasi sospesa sul verde che circonda il tutto, per scoprire un “gioiellino” sanitario finora impensabile denominato Osco (ovvero l’Ospedale unico di comunità). Una struttura moderna e confortevole, in grado di dare la sensazione di un caldo abbraccio al paziente che arriva da qualche reparto ospedaliero (superata la fase acuta) o dal pronto soccorso per tamponare la carenza di un punto di appoggio degno di tale nome per chi, stabilizzato, non trova posto in ospedale e, in questo modo, può rimanere in una struttura adeguata e strettamente collegata. Così come per possibili pazienti indirizzati lì dai medici di medicina generale (alias i medici di famiglia) che, tra l’altro, coordinati dal dottor Emidio Galiè, rappresentano – insieme al corpo infermieristico e di operatori socio-sanitari – il “cuore” del progetto. Coloro che danno un senso di grande utilità ed efficacia sanitaria a questo nuovo servizio che ha preso finalmente vita. Per primo nelle Marche.
In realtà si tratta di un segnale molto importante, quello lanciato dall’Ast di Ascoli, in linea con gli indirizzi dell’Unione europea che ora si concretizzano grazie all’impulso della Regione Marche, come confermato dal presidente Francesco Acquaroli e dagli assessori Paolo Calcinaro (Sanità) e Francesca Pantaloni (Bilancio) presenti all’inaugurazione.
Questo primo Ospedale di comunità delle Marche, per il territorio piceno, vale molto più della volontà di mettere la prima bandierina sulla cartina regionale: siamo di fronte a una risposta che, aldilà di numeri e scelte realizzative, va ben oltre il taglio del nastro e consente, finalmente, di garantire dignità e rispetto per il paziente che si trova in quel “limbo” sanitario tra il ricovero ospedaliero vero e proprio, per acuzie, e le cure possibili tra le mura di casa.
