di Luca Marcolini
A volte il calcio sa essere giusto. E se quella di Arezzo era una prova decisiva da superare per potersi candidare al primato in classifica, di certo non è stata la migliore dell’Ascoli dal punto di vista qualitativo e della scelta delle giocate, ma sicuramente, alla fine, viene premiata senza ombra di dubbio la compagine più forte e con una spiccata identità. Una squadra, quella bianconera, che ha saputo inanellare una lunga serie di vittorie consecutive figlie della supremazia netta sul campo, fino ad arrivare al match-verità dopo aver recuperato ben 10 punti agli aretini (nonostante una sosta di mezzo).
Ecco perché, dopo il triplice fischio finale di Arezzo – con un bel primo tempo rovinato dall’ingenuità-dormita della difesa sul gol dell’Arezzo (una sorta di estrazione al lotto) e un secondo tempo di tanto possesso ma poche conclusioni – si può comunque parlare di giustizia nel calcio. Di fronte al calcio pane e salame di una squadra aretina per tutto il campionato abbarbicata alla dottrina del catenaccio & contropiede, ci pare più che legittimo debba sempre prevalere il gioco della costruzione, del possesso palla e di un saldo telaio di squadra con una tecnica (e un tecnico, Tomei) superiore. E una rosa di assoluta qualità anche in panchina, incluso il bomber dell’ultimo minuto che non perdona, alias “Joker” Corazza. Inoltre, va sottolineato come quando l’arbitraggio è preciso e corretto, imporre i valori diventa più facile e senza sgambetti-errori nel fischiare. Ora il cielo e a due punti di distanza, ma per salire nel Paradiso della serie B serviranno ancora costanza e la voglia di non mollare di un millimetro, con un avversario davanti che sentirà più che mai, nelle prossime 4 gare, il fiato bianconero sul collo. Adesso, però, occorre restare coi piedi per terra e la testa sulle spalle per altre 4 giornate.
