di Luca Marcolini

Ventiquattrore di riflessione, giusto per rimettere in archivio emotività e coinvolgimento, per poi tornare d’obbligo sulla notizia di matrice pedatoria: l’Ascoli Calcio ha finalmente ritrovato un gioco, un’identità, una fisionomia, una riconoscibilità. Sí, la notizia c’è, indiscutibilmente, benché si tratti solo di una prima visione e sicuramente non si deve correre il rischio di scivolare nei giudizi affrettati e nella retorica di chi vorrebbe sempre vedere il lato migliore della medaglia.
Dopo almeno due stagioni di buio tecnico e tattico, con formazioni ogni settimana rivoltate come un calzino sdrucito, si rivede uno spiraglio (anche più di un semplice spiraglio) sulla possibilità di poter finalmente tornare a parlare di meccanismi di gioco, mentalità di gruppo e altro ancora.
A Tomei, al primo approccio, va riconosciuta la scelta netta di puntare su concetti chiari quanto innovativi. Ed eccoti servita, finalmente, una squadra corta, a base di pane e tecnica, con l’ossessione di giocare ogni pallone con un tocco preciso e sicuro, in spazi stretti e con distanze brevi, con le posizioni che diventano fondamentali per potersi ritrovare a memoria, come per un’aereo col pilota automatico. Rapidità e compattezza , con movimenti automatici mantenendo le giuste distanze per la giocata. E, soprattutto, al centro di tutto questo c’è la tecnica per amministrare e giocare sempre la palla non lasciando nulla al caso.
Certo, c’è ancora molto da lavorare sull’aspetto dell’aggressività e della cattiveria agonistica in fase di finalizzazione. Ecco: forse è proprio negli ultimi metri, quelli della giocata decisiva, che c’è ancora da rimboccarsi le maniche e lavorare. Ma finalmente l’Ascoli è tornata ad essere riconoscibile e ad imporre il proprio gioco senza lasciarsi condizionare da nessun avversario. E, in questa fase, neppure dal risultato.
Finalmente l’Ascoli sembra tornato ad essere l’Ascoli.
