Circonvallazione nord, confermato l’aggravamento. Servono fondi per la soluzione definitiva

Le auto sono tornate a circolare regolarmente, ma – seppure “tamponato” – il rischio frane  resta e la situazione, sulla circonvallazione nord della città, risulta essersi addirittura aggravata. Un aggravamento che risulterebbe anche dalle carte e, in particolare, dalla relazione geologica disposta dall’Anas e seguita ad un apposito sopralluogo dopo che all’inizio di questo mese c’erano stati altri movimenti franosi con massi che avevano minacciato l’incolumità degli automobilisti di passaggio in quella zona. La nuova verifica, infatti, ha evidenziato questo peggioramento dello stato del versante dopo che nell’estate del 2015 e poi nell’ottobre del 2016 si era dovuti intervenire con altrettante chiusure del traffico per non mettere a rischio la pubblica incolumità. E se adesso, dopo l’ennesimo intervento-tampone, si è deciso di riaprire la zona al transito veicolare, resta sempre (ingombrante) l’incubo di possibili ulteriori eventi franosi nell’attesa di una soluzione definitiva. Perché è chiaro che rimandare sempre l’intervento risolutivo, accontentandosi di tamponare l’emergenza momentanea, continua a lasciare tutti con il timore che la situazione prima o poi possa degenerare.

A questo punto, il vero problema per risolvere il caso della circonvallazione nord è essenzialmente quello dei finanziamenti, considerando che i lavori di sistemazione definitiva comportano oneri importanti. In tal senso, però, l’Arengo ora è chiamato a muoversi per far sì che questo intervento possa essere inserito in uno degli stralci già finanziati dall’Anas oppure in un nuovo stralcio (ma in questo caso passerebbero almeno un paio d’anni). Oppure, giocoforza, bisognerebbe rinunciare a qualche altra opera e spostare sulla circonvallazione nord i fondi necessari a restituire sicurezza in quella zona. Perché, come verificatosi negli ultimi anni, è chiaro che gli episodi franosi potrebbero ripetersi da un momento all’altro. Come è successo prima dell’ultimo rotolamento di nuovi massi  (fortunatamente frenati dalle reti di protezione), all’inizio di aprile, la messa in sicurezza definitiva di quel versante è sempre rimasta e rischia di rimanere in freezer. E adesso, dopo il riscontro dei tecnici incaricati dall’Anas che confermerebbe questo aggravamento, si deve trovare una soluzione per inserire questo intervento tra quelli prioritari e finanziabili con gli appositi fondi post sisma per la viabilità. La cosa certa, in definitiva, è che quel versante è in costante peggioramento e i rischi potrebbero sempre più aumentare.

 

A dimostrazione dei gravi rischi relativi alla zona della circonvallazione, per la presenza di un versante decisamente predisposto alle frane, ci sono episodi susseguitisi nel corso del tempo fino all’ultimo caso dell’inizio di aprile. Per la precisione, già il 19 ottobre del 2016 (complice il terremoto) la circonvallazione nord era stata chiusa per caduta massi con la viabilità di nuovo in tilt. E si era trattato di una potenziale tragedia sfiorata, considerata anche la consistenza delle pietre franate in strada e di quelle ancor più grandi, fortunatamente frenate dal muro in cemento. Si era, quindi, intervenuti con la sistemazione di reti paramassi. Ma già in passato quelle reti avevano improvvisamente ceduto, non svolgendo quindi la loro funzione protettiva. La strada, poi, era stata riaperta dopo tre giorni. E analoghe situazioni si erano già verificate più volte anche in passato, a causa del maltempo, come nell’agosto del 2015.

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