Il miracolo Ascoli Calcio: una passione che si tramanda di padre in figlio da 120 anni

di Luca Marcolini

 

E’ il 1898: l’anno in cui scoppiano addirittura tumulti popolari, in Italia, per l’aumento del pane. Lo stesso anno in cui Guglielmo Marconi deposita il brevetto della radio, mentre Marie e Pierre Curie scoprono il radio. L’anno in cui nascono aziende come Pepsi e Renault e, nelle sperdute Marche, spunta la prima società calcistica, quinta in ordine di tempo lungo tutto lo Stivale:  la Candido Augusto Vecchi, ovvero l’embrione di quella che poi  – passando per la Del Duca – diventerà l’Ascoli Calcio. E’ il 1º novembre. Da quel giorno ad oggi quella gloriosa società ha rappresentato la spina dorsale di intere generazioni ascolane, aldilà delle guerre, delle proprietà, di tutto ciò che ha contrassegnato gli ultimi 120 anni di storia. Una dimostrazione reale, ineludibile, di come lo spessore, la forza e la consistenza di una realtà provinciale indistruttibile nel tempo abbiano consentito di mettere a frutto  e far germogliare un patrimonio di esperienze, conoscenze e sentimenti davvero unico. Di indomita voglia di reagire nonostante tutto e di lottare per certi obiettivi che richiedono passione pura, un fuoco interiore, una grande voglia di riscatto e di vittoria dietro un solo, unico, simbolo: quello dell’Ascoli Calcio. Perché l’Ascoli, prima di essere una società di calcio, è una filosofia di vita. Anche per quegli ascolani che non vanno e non sono mai andati allo stadio, quei colori bianconeri rappresentano comunque un valore da difendere, da tutelare, al pari della dignità personale. Rappresentano uno dei rari strumenti che hanno permesso ad una città troppo spesso chiusa su se stessa di aprirsi al mondo con orgoglio, con ambizione e, comunque, sempre con lealtà e rispetto degli altri.

Ascoli è stato uno di quegli angoli del mondo dove tutti i ragazzini, rigorosamente, ad una certa età rincorrevano un pallone in mezzo alla strada, incuranti di tutto il resto. Dove il rituale domenicale  si intingeva inevitabilmente nella presenza allo stadio di intere famiglie, dopo la santa messa.

Purtroppo quelli che hanno visto nascere dal nulla questo fenomeno unico al mondo, con una città di provincia pronta a salire addirittura su cento pullman per spostarsi e sostenere i propri beniamini, non ci sono più. Ma il vero miracolo ascolano è proprio questo: quello di scoprire inspiegabilmente nei ragazzini, o addirittura nei bambini di oggi, quella luce interiore della passione per il bianconero che divampa come se avessero vissuto in prima persona tutta la gloriosa storia della società in questi 120 anni. Una passione ereditata quasi per osmosi, per imposizione divina. Ma soprattutto per la grande volontà degli ascolani di tramandare questo amore per l’Ascoli con la stessa ineguagliabile forza con cui si cerca di tramandare le più importanti, belle e radicate tradizioni della storia dell’Uomo. Salvezze, promozioni, vittorie: traguardi spesso raggiunti grazie a quell’invisibile “spinta” garantita dalla gente, al “caldo alitare” dei tifosi.

E’ per questo motivo che a festeggiare i 120 anni dell’Ascoli Calcio, al Del Duca, ci saranno proprio tutti: dai neonati agli anziani, dai raccattapalle ai grandi campioni bianconeri del passato. E qualcuno, siamo certi, si affaccerà anche da lassù – come ha sempre fatto – per guardare con occhi premurosi e immenso amore quella che è stata anche e soprattutto la sua creatura e per “benedire” alla sua maniera quelli che oggi – dal presidente Giuliano Tosti e il patron Pulcinelli al socio Ciccoianni e tutta la dirigenza, i tecnici, la squadra e l’intero staff societario – stanno riuscendo a perpetuare questo incredibile miracolo bianconero.

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