Potranno essere demoliti e ricostruiti i palazzi del dopoguerra in centro storico

Si potranno demolire (a parte lo scheletro esterno) e ricostruire i palazzi del centro del secondo dopoguerra. A mettere un punto fermo, con una variante che, anche con la spinta consistente del terremoto e dei suoi effetti negativi, è la delibera della giunta comunale che vara una nuova linea per gli edifici del secondo dopoguerra in centro storico: potranno essere demoliti (lasciando solo lo scheletro esterno) e completamente ricostruiti. E questo sarà possibile già partendo da un avviso che l’Arengo predisporrà per far sì che tutti i proprietari interessati  a tale tipo di interventi, anche nell’ambito della ricostruzione post-sisma, possano fare un passo avanti e dichiarare la loro intenzione. Un passaggio che, passando dal nero su bianco della delibera comunale alla concretezza di quella che si preannuncia come una lunga fase del recupero e della messa in sicurezza dei fabbricati, potrebbe avere un grosso peso nella ridefinizione dello sviluppo cittadino.

 

La delibera di giunta, di fatto, apre un nuovo scenario su quello che potrebbe essere uno degli indirizzi portanti per la riqualificazione del centro storico, approfittando anche delle necessità di intervenire dettata dal terremoto e le sue conseguenze. Per quanto attiene alla possibilità di sottoporre a interventi di demolizione e ricostruzione gli edifici del secondo dopoguerra, con la mera conservazione della loro sagoma esterna, la giunta comunale, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Luigi Lattanzi, – nell’approvazione della variante al Piano particolareggiato del centro storico – definisce la scelta una «opportunità che edifici con materiali già sottoposti al cimentati di svariati terremoti, realizzati anteriormente all’entrata in vigore di norme per le costruzioni in zona sismica, sul risparmio energetico, sull’impiantistica, sull’abbattimento delle barriere architettoniche, possano essere sostituiti da nuovi organismi edilizi che invece tali norme rispettano appieno, realizzati con materiali assai più “performanti” di quelli dell’organismo edilizio originario». Ciò sarà consentito col mantenimento delle attuali distanze dai confini e dagli altri fabbricati, in base alla situazione preesistente.

 

Saranno consentite inoltre, previo assenso della Soprintendenza, anche modifiche interne, rispetto allo stato attuale, in particolare riguardo: modifiche delle altezze utili, anche con realizzazione di nuovi soppalchi o piani in più, se compatibili col mantenimento della sagoma esterna; previsione di nuovi piani interrati, destinabili, in particolare a parcheggi, a usi commerciali, direzionali e artigianali di servizio se direttamente collegati con unità immobiliari ai piani terra di medesima destinazione, nuovi bagni o punti acqua e locali di servizio in genere, sottotetti calpestabili ma non abitabili da ricavare all’interno della sagoma esistente come locali di deposito o servizio, compresi lavatoi – stenditoi e servizi igienici. Si tratta di possibili modifiche, ovviamente nel rispetto dei parametri previsti, che potrebbero anche contribuire ad un ripopolamento del centro storico non solo dal punto di vista abitativo, ma anche per quel che riguarda la presenza di attività.

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