Alloggi popolari inutilizzati, arrivano altre revoche. E qualcuno si giustifica col terremoto

Non lasciano gli alloggi popolari ottenuti, ma non li utilizzano e forse non li hanno mai utilizzati stabilmente. Dando, magari, anche la colpa al terremoto e infischiandone di una graduatoria che vede ben 240 famiglie in difficoltà in lista con speranze quasi nulle, per molte, di ottenere uno di quegli appartamenti a basso canone. E quando vengono scoperti, attraverso segnalazioni e successivi controlli, non rispondono, non sono rintracciabili oppure, come in uno dei casi degli ultimi giorni, giustificano la loro assenza a causa del terremoto. Fatto sta che sulla questione delle case popolari non utilizzate come abitazione principale dagli assegnatari scattano ancora revoche che fanno seguito a controlli stringenti e prolungati. Altri casi che allungano l’elenco dei provvedimenti di revoca degli ultimi mesi e che interessano un po’ tutte le zone cittadine con alloggi dell’Erap tra cui, più nello specifico, Monticelli e Borgo Solestà. E adesso questi appartamenti non utilizzati dovranno essere liberati entro 30 giorni dopo le revoche disposte dagli uffici competenti dell’Arengo, per una riacquisizione da parte dell’ente per le abitazioni popolari. Con la motivazione di «alloggi occupati senza titolo».

 

Proprio nel caldo estivo di questi giorni arrivano, in città, altre revoche per appartamenti assegnati dall’Erap ma non utilizzati come abitazione principale. Provvedimenti a cui si è arrivati, in particolare, in ulteriori tre casi, dopo segnalazioni dallo stesso ente per gli alloggi popolari, seguiti da prolungati periodi di verifica che addirittura in un caso si sono protratti per due anni. Si tratta, in particolare del caso di un’abitazione assegnata a suo tempo nel quartiere di Monticelli per la quale, in risposta all’avviso di revoca da parte dell’Arengo, l’assegnatario ha risposto, nel gennaio scorso, di aver dovuto abbandonare temporaneamente l’abitazione a causa del terremoto. In realtà, però, secondo il riscontro degli uffici comunali, i controlli anche precedenti all’arrivo del terremoto confermerebbero già da prima il mancato utilizzo dell’appartamento come prima casa. «Dai controlli effettuati – confermano gli uffici preposti alle verifiche – la mancata stabile occupazione risulterebbe antecedente al verificarsi degli eventi sismici menzionati e, comunque, da ulteriori verifiche esperite dagli uffici comunali, l’alloggio in argomento continua a non essere stabilmente occupato».

Altre due revoche arrivate proprio nelle ultime ore riguardano altrettanti casi nei quali, dopo verifiche e controlli – partendo ovviamente da segnalazioni dell’Erap o di cittadini – sempre a Monticelli una e a Borgo Solestà l’altra, si basano ugualmente sul mancato utilizzo stabile dell’alloggio. In uno dei due casi, addirittura, l’assegnatario, di nazionalità straniera, non ha affatto risposto all’avviso e non è stato, almeno al momento, rintracciato per il recapito diretto della comunicazione di revoca. Nella seconda situazione, invece, la signora che aveva avuto l’assegnazione della casa, pur avendo ricevuto l’avviso non ha fornito controdeduzioni o risposte rispetto all’annuncio di revoca.

 

Anche in questi ultimi casi – che allungano un crescente elenco di revoche – la procedura prevede che con il provvedimento di decadenza emesso dal Comune comporti anche la risoluzione automatica del relativo contratto di affitto stipulato dagli assegnatari con l’Erap, con la motivazione dell’alloggio occupato senza titolo. E dalla revoca scattano i 30 giorni stabiliti entro i quali gli assegnatari devono provvedere a restituire gli appartamenti. Nel caso di mancata restituzione, poi, scattano le procedure per il recupero coattivo degli alloggi.

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