Zona franca, ancora 141 milioni disponibili. Si riaccende la speranza di molte attività ascolane

C’è una piccola speranza che potrebbe riaccendersi per le tante attività ascolane che sono uscite beffate dall’opportunità della Zona franca urbana per il post terremoto. Una fiammella che è alimentata dai circa 140 milioni di euro (per la precisione 141.804.095 euro) che, destinati proprio a supporto delle aziende danneggiate anche indirettamente dal terremoto, con un calo degli incassi di almeno il 25%, sono rimasti inutilizzati. E questo a dimostrazione del fatto che proprio le modalità previste lo scorso anno per questa attesa Zona franca, lasciavano a desiderare. E, soprattutto, avrebbero lasciato a piedi moltissime aziende colpite pesantemente, a livello di fatturati, dalle scosse telluriche iniziate nell’agosto 2016. Ed ora proprio dal territorio e dalle aziende direttamente interessate (attività commerciali in primis) si leva l’appello a ritoccare il provvedimento e a riaprire i termini per poter finalizzare alle attività rimaste beffate (perché vittime dei ritardi nei sopralluoghi che hanno condizionato, quindi, anche i fatturati) questa consistente somma ancora disponibile rispetto ad uno stanziamento iniziale di 490 milioni di euro.

Proprio per far partire e rendere operativo il decreto legge della Zona franca per il post-sisma, il precedente Governo aveva stanziato complessivamente 490 milioni. Per la prima fase della zona franca, che prevedeva la presentazione delle domande di esenzione fiscale e contributiva entro il 6 novembre 2017 per tutte le aziende con un calo dei fatturati di almeno il 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1 settembre-31 dicembre 2015 e 1 settembre-31 dicembre 2016) le agevolazioni concesse ammontano a 295.726.884 euro. Poi era arrivata la proroga che consentiva di presentare ulteriori domande (calcolando il calo del 25% sulla differenza tra i ricavi 1febbraio-31 maggio 2016 e 1 febbraio-31 maggio 2017), con una ulteriore concessione di agevolazioni per 52.469,021 euro. Arrivando così ad agevolazioni concesse per un totale di 348.195.905 euro. Lasciando, quindi, al momento non utilizzati ben 141.804.095 euro.

E’ proprio su questa somma residua che, adesso, si potrebbe giocare la partita per andare incontro a tutte quelle attività ascolane che, a causa dei ritardi accumulati nei sopralluoghi e nelle dichiarazioni di inagibilità nel capoluogo per la presenza di circa 10.000 richieste da parte dei cittadini, solo negli ultimi mesi hanno avuto ordinanze di evacuazione, totale o parziale, con un effetto negativo per gli incassi quando ormai i termini per rientrare nel discorso della Zona franca erano stati superati. E quindi, paradossalmente, chi si è ritrovato dopo quasi due anni dalle prime scosse a trasferirsi o a chiudere temporaneamente, con fatturati a picco, è rimasto del tutto escluso dai benefici. A questo punto, la speranza che si trasforma anche in una sorta di appello da parte di molti piccoli imprenditori, commercianti o professionisti è quella di poter beneficiare di un nuovo intervento legislativo del Parlamento che rimetta in moto la somma residua a beneficio delle imprese che hanno avuto l’inagibilità degli immobili dell’attività successiva ai periodi considerati dai precedenti provvedimenti.

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