Case popolari e furbetti, altri dieci casi nel mirino dell’Arengo

C’è chi si è visto assegnare un alloggio popolare ma lo utilizza come una seconda casa o addirittura non lo utilizza affatto.  E c’è addirittura per chi ha una casa dell’Erap assegnata ma ha la residenza in un altro comune. Tutto questo mentre sono sempre più spietati i numeri di una graduatoria che lascia pochissime possibilità di trovare una casa a 240 famiglie in difficoltà economiche. Quel che è certo, però, è che la caccia ai furbetti delle case popolari continua in maniera costante, da parte dei vigili urbani, e proprio in quest’ultimo periodo ha portato all’individuazione di 10 casi che ora sono sotto esame e per i quali si è attivata la procedura per la decadenza del diritto a quelle abitazioni, con l’obbligo di restituirle all’Erap. Case che, dopo sopralluoghi prolungati e anche controlli sui consumi in bolletta, si è arrivati ad avere prove schiaccianti sul mancato utilizzo di quegli appartamenti come prime abitazioni. Dieci casi acclarati, rilevati in quest’ultimo periodo, a fronte di decine e decine di segnalazioni che arrivano continuamente ai vigili urbani e, contestualmente, agli uffici comunali preposti sia dall’Erap che da cittadini anonimi.

 

In uno scenario già difficile per la gestione dell’emergenza alloggi a fronte di disponibilità esigue rispetto ai richiedenti, l’Ufficio casa dell’Arengo, sotto la direzione della responsabile, Paola Scatasta, e con la supervisione del dirigente per le politiche abitative, Paolo Ciccarelli, sta svolgendo un gran lavoro su due fronti: da una parte tutta la questione delle procedure (dai bandi alla graduatoria) per arrivare alle assegnazioni degli alloggi disponibili, dall’altra tutto l’iter che dalle segnalazioni e i controlli dei vigili urbani può portare alla dichiarazione di decadenza del diritto all’alloggio. Una procedura, quella per la decadenza, che comunque richiede un lungo lavoro e quindi anche tempi non brevissimi per la necessità di sopralluoghi, acquisizione di informazione sui consumi e altra documentazione fino all’acquisizione di prove certe riguardo il mancato utilizzo di quell’appartamento come prima abitazione. Poi c’è il preavviso a cui fa seguito una eventuale controdeduzione da parte dell’inquilino per arrivare, eventualmente, alla dichiarazione di decadenza, con l’Erap che può procedere al recupero dell’alloggio.

 

C’è chi ha una casa popolare ma non vi abita o chi, magari, vive fuori città e magari di nascosto lascia utilizzare la casa assegnatagli ad altri. Crescono a decine le segnalazioni di cittadini, con dieci casi nel mirino in questo momento, riguardo situazioni anomale con qualche furbetto che, una volta accaparratosi l’alloggio popolare a canone molto basso, se lo terrebbe stretto pur non utilizzandolo. Per la precisione, le condizioni per la decadenza dell’utilizzo di un alloggio popolare sono che l’assegnatario non abiti stabilmente nell’alloggio assegnato, ovvero non lo abbia stabilmente occupato nel termine di trenta giorni dalla consegna; che l’alloggio sia stato sublocato in tutto o in parte o ne sia stata mutata la destinazione d’uso; che l’alloggio sia stato adibito a scopi illeciti ovvero si sia gravemente contravvenuto alle disposizioni d’uso degli alloggi o l’assegnatario abbia una capacità economica superiore al limite di legge da almeno due anni. E non sono semplici i controlli a tappeto su un patrimonio immobiliare dell’Erap di circa 960 alloggi ad Ascoli e quasi 2000 in provincia.

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