Trafficavano con la droga e rubavano nelle zone terremotate

Nelle prime ore di oggi, in Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e Martinsicuro, decine di carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Ascoli Piceno e della Compagnia di San Benedetto del Tronto, con l’impiego di due unità cinofile del Nucleo Cinofili Carabinieri di Pesaro e di un elicottero del 5° Elinucleo di Pescara, hanno eseguito una ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere, emessa dal gip di Ascoli Annalisa Giusti, su richiesta del Pm Mara Flaiani nei confronti di cinque persone ritenute, a vario titolo, responsabili di detenzione illecita di stupefacenti in concorso, aggravata dalla rilevante quantità; detenzione illecita e porto abusivo di arma comune da sparo, in concorso; furto aggravato, in concorso.
L’indagine ha avuto il suo primo riscontro il 30 settembre 2017, allorquando i Carabinieri, durante una perquisizione veicolare a carico di due incensurati, rinvenivano 3 chili di marijuana. La successiva perquisizione domiciliare consentiva di sequestrare ulteriori 168 chili della medesima sostanza, e culminava con l’arresto dei due perquisiti.
L’impegno investigativo, sviluppato nell’ultimo trimestre 2017 e nei primi due mesi del 2018 anche con specifiche e mirate attività tecniche, ha consentito complessivamente di accertare che i soggetti, quasi tutti legati tra loro da vincoli di parentela o stretta amicizia, utilizzavano un autonomo canale di approvvigionamento di probabile origine albanese, contrariamente a quanto riferito dai due arrestati nell’immediatezza, che riconducevano lo stupefacente al rinvenimento fortuito di un carico alla deriva sulla battigia di Porto d’Ascoli.
È stato possibile riscontrare, inoltre, le condotte illecite di 7 indagati, sequestrando complessivamente 171 chilogrammi di marijuana e di rilevare che quattro indagati avevano la disponibilità di una pistola illegalmente detenuta.
L’indagine condotta dai Carabinieri ha consentito di scoprire un altro reato di rilievo.  Due degli indagati nel novembre 2017, violando il divieto di accesso in “zona rossa” nell’area del sisma di Arquata del Tronto, avevano commesso il furto di grondaie e discendenti in rame presenti presso alcune abitazioni della frazione di Pretare.
La solidità dell’impianto accusatorio, delineato grazie ai gravissimi indizi di reità raccolti nei confronti degli indagati, ha consentito di accertare la loro operatività nei reati in materia di stupefacenti nelle province di Ascoli Piceno e Teramo, tanto da ottenere per cinque persone (quattro italiani e un albanese) l’emissione della più grave delle misure cautelari, quella in carcere.

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Vice direttore della Gazzetta di Ascoli - Giornalista

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