Comitato No trivelle nel Piceno: “Stanno accelerando per il metanodotto nelle zone del sisma”

Il Comitato “No trivelle nel Piceno”, rappresentato da Gabriele Illuminati, Rocco Vallorani, Emidio Rossi e Giovanni Vagnoni, interviene con un comunicato sull’ipotesi di procedere col metanodotto che dovrebbe attraversare anche il Piceno, nelle aree dell’epicentro del terremoto.

“Invece di occuparsi solo degli affari correnti e ordinari, come previsto dalla legislazione, – scrive il comitato – il Governo Gentiloni, dimissionario, accelera i tempi sull’autorizzazione per il metanodotto Sulmona- Foligno ribattezzato “metanodotto del terremoto”; infatti il tracciato di questo tratto, del più ampio metanodotto Rete Adriatica della Snam, attraverserà tutti i tre crateri (Amatrice, Arquata, Norcia e Castel Sant’Angelo) del disastroso terremoto del Centro Italia. Per questa ragione , ed anche per molte altre, la Regione Abruzzo ha negato l’intesa con il Governo su questo sciagurato progetto. Adesso, con il nuovo Parlamento già insediato, invece di lasciare le decisioni politiche al prossimo Governo, Gentiloni, già dimessosi, convoca per il 4 aprile la prima riunione con la Regione Abruzzo per accelerare l’iter politico e amministrativo al fine di giungere alla conclusione del procedimento autorizzativo per la realizzazione del tratto Sulmona – Foligno , ultimo tassello del metanodotto Rete Adriatica che collegandosi in Puglia con la Tap porterà il gas necessario al Nord Europa. Progetto questo fortemente voluto da questo Governo e dai precedenti che di fatto relega l’Italia ad asservitore dei bisogni energetici dell’Europa, ad esclusivo vantaggio delle multinazionali del gas che ne ricaveranno ingenti benefici economici. Tutto a scapito dei territori attraversati, infatti tale opera avrà un pesantissimo impatto ambientale sull’ambiente naturale, basti pensare che avrà un fronte di servitù di 40 metri, attraverserà 3 Parchi Nazionali e 21 aree protette, forte impatto anche sulle aree di interesse storico e archeologico e sulle attività economiche delle popolazioni residenti nelle aree di passaggio, alle quali rimarranno ambienti danneggiati e grandi pericoli sotto i propri piedi, amplificati  dai rischi sismici che tutti conosciamo”.

 

 

 

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