Polo universitario, imprese ricorrono al Consiglio di Stato

Dopo 17 anni, continua ancora la battaglia legale sulla questione del Polo universitario. E stavolta, dopo la bocciatura del Tar, l’associazione delle imprese che si era assicurata l’aggiudicazione dei lavori dopo il primo bando, risalente al 2001, ora chiede un risarcimento sul tavolo del Consiglio di Stato. Con l’Arengo che si ritrova nuovamente ad opporsi per evitare di dover pagare. E’ una vera e propria storia infinita quella legata al Polo universitario all’ex Mazzoni, con un percorso che si è ormai incanalato nelle aule della giustizia amministrativa e, da questo punto di vista, non riesce ancora ad arrivare a conclusione. Tutto comincia ben 17 anni fa, quando l’associazione di imprese con la Travaglini srl nella veste di capogruppo presentò una proposta per la riqualificazione dell’ex Mazzoni da destinare all’Università poi dichiarata, dopo il primo avviso pubblicato dall’Arengo, vincitrice dell’apposita procedura. Quella procedura, però, dopo i rilievi dell’Autorità di vigilanza fu bloccata. In ballo c’era, come co-finanziamento, il famoso contributo regionale di 15 miliardi di lire. Poi tramutati in più di 7 milioni di euro. Una telenovela che attraverso più legislature subì poi vari stop, a partire proprio da quello dell’Autorità per la vigilanza nel 2002, per passare al procedimento regionale con il quale si concludeva formalmente la procedura, nel 2009, con un decreto che determinò la mancata erogazione del contributo regionale (poi concesso attraverso un successivo accordo di programma). Di fronte a questo cambio di procedure, le stesse imprese presentarono, nel 2010, ricorso al Tar, per arrivare però, nel settembre dello scorso anno, ad una sentenza di bocciatura. Il gruppo delle ditte, però, ha deciso di non arrendersi e di portare ora tutto all’attenzione del Consiglio di Stato, chiedendo l’accertamento dell’illegittimità di quell’interruzione della procedura avviata dal Comune e un conseguente risarcimento economico per il danno subìto. Con l’Arengo che, a questo punto, si ritrova ancora a doversi opporre per evitare di dover sborsare le sostanziose somme risarcitorie.

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