Prendono i contributi del post-terremoto, ma poi non pagano l’affitto…

Prendono il contributo, ma poi non pagano l’affitto. Non mancano anche nell’Ascolano casi di persone che, a seguito della dichiarata inagibilità della loro abitazione, hanno affittato altri appartamenti in maniera temporanea, ma nonostante il contributo di autonoma sistemazione ottenuto, non pagano il canone d’affitto. Ci sono, infatti, casi che riguardano famiglie beneficiarie del famoso Cas le quali, pur incassando la somma per il disagio dovuto ad un’abitazione inutilizzabile perché dichiarata inagibile, non corrispondono il canone di affitto al proprietario del nuovo appartamento dove hanno scelto di sistemarsi provvisoriamente. Insomma, lo Stato paga, ma alcuni proprietari di abitazioni si ritrovano a concederle… gratis ad alcuni degli sfollati.

 

La situazione paradossale si verifica perché, come già noto, il Cas è un contributo che viene assegnato per il disagio subìto a seguito del terremoto e dell’evacuazione per inagibilità della casa in cui si abitava stabilmente. Poi, ognuna delle famiglie sfollate che ha richiesto e ottenuto il contributo, può individuare in piena autonomia una nuova abitazione provvisoria. Il problema che, però, affiora, è che in qualche caso – come detto – c’è chi pur ottenendo il contributo, non paga il canone al proprietario del nuovo appartamento prescelto come abitazione temporanea. E in qualche caso, visto il reiterarsi della mancata riscossione del canone di affitto, ora qualche proprietario che si ritrova beffato dalla situazione sembra intenzionato a chiedere addirittura il pignoramento del Cas, ovvero il contributo di autonoma sistemazione, per recuperare le mensilità arretrate.

Ed in tal senso, da alcuni proprietari arriva anche la sollecitazione affinché si attivi una procedura che consenta alla Protezione civile di pagare direttamente i canoni dovuti ai proprietari degli immobili utilizzati da famiglie sfollate, detraendo il canone dall’importo del Cas assegnato. Questo anche allineandosi con quanto già avviene con le strutture ricettive per le quali non sono le famiglie sfollate a dover pagare il corrispettivo mensile agli hotel, ma procede direttamente la Regione. Attualmente, invece, non sono le istituzioni a doversi occupare direttamente di come si sistemino poi i richiedenti il contributo, considerando che il Cas viene assegnato per il disagio e poi è l’assegnatario a gestirsi in maniera autonoma.

 

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